Scuola Primaria Ferrarin

Nell’ordinamento scolastico italiano, la scuola primaria, precedentemente denominata e tuttora comunemente chiamata scuola elementare, fa parte del primo ciclo di istruzione.

Percorso di studio

Scuola Primaria

Struttura didattica

Istituto Comprensivo Induno Olona

Cos'è

Nell’ordinamento scolastico italiano, la scuola primaria, precedentemente denominata e tuttora comunemente chiamata scuola elementare, fa parte del primo ciclo di istruzione, articolato in due percorsi scolastici consecutivi e obbligatori: la scuola primaria che dura cinque anni, e la scuola secondaria di primo grado che dura tre anni. La scuola primaria: promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità - permette di acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base fino alle prime sistemazioni logico-critiche - favorisce l’apprendimento dei mezzi espressivi, inclusa l’alfabetizzazione in almeno una lingua dell’Unione europea (inglese) oltre alla lingua italiana - pone le basi per l’utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi - valorizza le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo - educa i giovani cittadini ai principi fondamentali della convivenza civile (Legge 53 del 2003). Il passaggio alla scuola secondaria di primo grado, al termine della quinta classe, non prevede più che gli alunni sostengano un esame.

A cosa serve

La finalità del primo ciclo è l’acquisizione delle conoscenze e delle abilità fondamentali per sviluppare le competenze culturali di base nella prospettiva del pieno sviluppo della persona.

Come si fa

Per le iscrizioni alle prime classi della Scuola Primaria è disponibile, nel mese di gennaio di ogni anno, la procedura online sul sito del MIM, a cui si accede dal pulsante sottostante.

Clicca qui.

Email

vaic81300b@istruzione.it

Telefono

0332/273301-2-3

Info

Arturo Ferrarin, aviatore, fu il primo trasvolatore occidentale a giungere con un piccolo aereo a Tokio, in Giappone, nel 1920.

Sesto di sette fratelli, Arturo Ferrarin nasce a Thiene il 13 febbraio 1895 da Antonio e Maria Ciscato.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, l’11 giugno 1915, viene chiamato alle armi ed assegnato al battaglione aviatori. Partecipa ai voli come artigliere, ma il desiderio di pilotare in prima persona un aereo è talmente forte che chiede ed ottiene il permesso di trasferirsi presso la scuola di pilotaggio di Cameri, vicino a Novara, dove il 1° ottobre 1916 consegue il primo brevetto militare.

Nel 1917 ottiene la qualifica di pilota istruttore e con tali mansioni viene trasferito ai campi scuola di Cascina Costa e Cascina Mal Pensa in provincia di Varese.

Nel 1918 è promosso tenente e trasferito alla 91a Squadriglia da caccia.

Finita la guerra, Ferrarin viene congedato e decide di partecipare al raid Roma-Tokio ideato da Gabriele D’Annunzio e dal poeta giapponese Shimoi.

L’itinerario di tale raid è suddiviso in 25 tappe e sviluppa una lunghezza totale di circa 18.000 chilometri. A questa grande trasvolata partecipano diversi piloti.

Arturo Ferrarin decolla con il suo SVA 9 il 14 febbraio 1929 in compagnia del motorista Gino Cappannini.

Di tutta la pattuglia Arturo Ferrarin è l’unico pilota che giunge a Tokio il 31 maggio, dopo 106 giorni di volo, senza cambiare apparecchio. I giapponesi rimangono letteralmente stupiti da tale impresa e, benché sia una giornata piovosa, accorrono in circa 200.000 al campo di atterraggio. Il Governo decreta una serie di festeggiamenti ed ottiene l’aereo di Ferrarin per esporlo in permanenza al museo imperiale delle arti di Tokio.

Il pilota e il suo motorista  vengono ricevuti dall’Imperatrice in persona. Il Ministro della guerra consegna ai due trasvolatori  una grande spada da samurai. Al Ferrarin vengono consegnati dei disegni realizzati da alcuni bambini  giapponesi perché siano donati alla Regina Elena di Savoia.

La suggestione di tale impresa colpisce anche i cinesi, che decidono di collocare l’immagine di Ferrarin all’interno di un tempio di Canton, vicino al busto di Marco Polo.

Terminata l’impresa Ferrarin trova un’occupazione civile presso l’Ansaldo.

Nel 1926 viene richiamato in servizio temporaneo al fine di partecipare alla coppa Schneider, riservata agli idro-volanti. Trattandosi di un aereo costruito dalla Macchi, le prime prove si svolgono sul lago di Varese.

Il vincitore della gara risulta Mario De Bernardi, al contrario, Ferrarin è costretto al ritiro, causa guasto meccanico. quando occupa la seconda posizione.

Fra il 1927 il 1928 nasce la volontà di compiere una trasvolata atlantica in direzione Brasile. Si dà incarico all’Ingegner Marchetti, della SIAI di Sesto Calende, di progettare un apposito aereo, che verrà pilotato dal Ferrarin, il quale sceglie come compagno di volo l’amico Carlo Del Prete.

li 3 luglio 1928 Ferrarin e Del Prete decollano dall’aeroporto di Montecelio presso Roma, mantenendo una rotta che li porta a sorvolare dapprima la costa africana e, quindi, a partire da Capo Bianco, li indirizza, con una traiettoria rettilinea, verso la meta corrispondente a Porto Natal, in Brasile, il 5 luglio i due trasvolatori hanno già raggiunto la meta. Anche in Brasile l’accoglienza è calorosa e si decretano numerosi festeggiatene che vengono ripetuti al paese natale di Thiene e in tutta Italia.

Dopo l’impresa del volo Roma-Brasile il Ferrarin riceve alti onori e continua la sua attività di collaudatore.

Ferrarin nel 1931 sposa Adelaide Castiglioni, figlia di quei Castiglioni che sino a pochi anni or sono erano proprietari della ottocentesca villa omonima collocata ai piedi della collina di Frascarolo.

Nel 1937 egli commissionò un progetto per una villa a due piani. La residenza venne costruita in località Ca’ del Bosco Cascina Molina. Il Ferrarin non dovette poter godere molto della amenità di questa abitazione in quanto gli impegni di lavoro lo tenevano sempre molto distante da Induno.

Alla morte del grande aviatore, avvenuta a Guidonia Montecelio, il 18 luglio 1941, le sue spoglie vennero seppellite nel cimitero di Induno, all’interno di una grande cappella dall’aspetto molto severo e spoglio mentre l’aeroclub di Varese si sentì in dovere di dedicargli il proprio aeroporto situato a Venegono Inferiore, che ancora oggi porta il suo note.

Nel 1941, pochi mesi dopo il tragico evento, la comunità indunese gli dedicava una via  e due anni dopo, nei febbraio del 1943, si decideva di intitolargli anche la scuola elementare del paese.

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